Domandiamoci
che cosa è per i giovani la Costituzione. Che cosa si può fare perché i giovani sentano
la Costituzione come una cosa loro, perché sentano che nel difendere, nello sviluppare la
Costituzione, continua, sia pure in forme diverse, quella Resistenza per la quale i loro
fratelli maggiori esposero, e molti persero, la vita.
Uno dei miracoli del periodo della
Resistenza fu la concordia fra partiti diversi, dai liberali ai comunisti, su un programma
comune. Era un programma di battaglia: Via i fascisti! Via i tedeschi!
Questo programma fu adempiuto. Ma il
programma comune di pace, fu fatto in un momento successivo. E fu la Costituzione.
La Costituzione deve essere considerata,
non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La
Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è
obbligo realizzare.
La nostra Costituzione, lo riconoscono
anche i socialisti, non è una Costituzione che ponga per meta allItalia la
trasformazione della società socialista. La Costituzione è nata da un compromesso fra
diverse ideologie. Vi ha contribuito lispirazione mazziniana, vi ha contribuito il
marxismo, vi ha contribuito il solidarismo cristiano. Questi vari partiti sono riusciti a
mettersi daccordo su un programma comune che si sono impegnati a realizzare. La
parte più viva, più vitale, più piena davvenire, della Costituzione, non è
costituita da quella struttura dorgani costituzionali che ci sono e potrebbero
essere anche diversi: la parte vera e vitale della Costituzione è quella che si può
chiamare programmatica, quella che pone delle mete che si debbono gradualmente raggiungere
e per il raggiungimento delle quali vale anche oggi, e più varrà in avvenire,
limpegno delle nuove generazioni.
Nella nostra Costituzione cè un
articolo che è il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo al declinare, ma
soprattutto per voi giovani che avete lavvenire davanti. Esso dice: << E
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli dordine economico e sociale che,
limitando di fatta la libertà e leguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e leffettiva partecipazione di tutti i lavoratori
allorganizzazione politica, economica e sociale del paese >>.
<< E compito
di rimuovere
gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana >> ! Quindi dare
lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti
gli uomini dignità duomini.
Soltanto quando questo sarà raggiunto si
potrà veramente affermare che la formula contenuta nellarticolo 1: <<
LItalia è una Repubblica fondata sul lavoro>>, corrisponderà alla realtà.
Perché fino a che non cè questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di
studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo
la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare
neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto,
in cui ci sia soltanto unuguaglianza di diritto, è una democrazia in cui tutti i
cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di
portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini
siano messi a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la
società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una
realtà, ma soltanto in parte: in parte è ancora un programma, un impegno, un lavoro da
compiere.
Quanto lavoro avete da compiere! Quanto
lavoro vi sta dinanzi!
E stato detto giustamente che le
Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni cè sempre,
anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa
polemica di solito è una polemica contro il passato recente, contro il regime caduto da
cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si
riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete
continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica,
quando tutte queste libertà che oggi sono elencate e riaffermate solennemente erano
sistematicamente disconosciute. Ed è naturale che negli articoli della Costituzione ci
siano ancora echi di questo risentimento e ci sia una polemica contro il regime caduto e
limpegno di non far risorgere questo regime, di non far ripetere e permettere ancora
quegli stessi oltraggi. Per questo nella nostra Costituzione ci sono diverse norme che
parlano espressamente, vietandone la ricostituzione, del partito fascista. Ma nella nostra
Costituzione cè qualcosa di più, questo soprattutto i giovani devono comprendere.
Ma cè una parte della Costituzione
che è una polemica contro il presente, contro la società. Perché quando larticolo
vi dice: << E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli dordine
economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana >>,
riconosce con ciò che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto, e che bisogna rimuoverli.
Dà un giudizio, la Costituzione! Un giudizio polemico, un giudizio negativo contro
lordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di
legalità, di trasformazione graduale che la Costituzione ha messo a disposizione dei
cittadini italiani.
Ma non è una Costituzione immobile che
abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso lavvenire.
Non voglio dire rivoluzionaria perché <<rivoluzione>>, nel linguaggio comune,
sintende qualche cosa che sovverte violentemente. Ma è una Costituzione
rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può
accadere che anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, esse siano rese
inutili dalle disuguaglianze economiche e dallimpossibilità per molti cittadini
dessere persone e di accorgersi che dentro di loro cè una fiamma spirituale
che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica potrebbe anchessa
contribuire al progresso della società.
Quindi polemica contro il presente in cui
viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.
Però, vedete, la Costituzione non è una
macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di
carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno, in questa
macchina, rimetterci dentro limpegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle
promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla
Costituzione è lindifferenza alla politica, lindifferentismo, che è, non qui
per fortuna, in questo uditorio ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di
giovani. E un po una malattia dei giovani, lindifferentismo. << La
politica è una brutta cosa >>. << Che me ne importa della politica?>>.
Quando sento pronunciare questo discorso,
mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di
quei due migranti, due contadini che attraversano loceano su un piroscafo
traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e laltro stava sul ponte e
si accorgeva che cera una gran burrasca con delle onde altissime. Il piroscafo
oscillava e allora quando il contadino, impaurito, domanda ad un marinaio: << Ma
siamo in pericolo? >> e quello dice: << Se continua questo mare, fra
mezzora il bastimento affonda >>. Allora lui corre nella stiva, va a svegliare
il compagno e grida: << Beppe, Beppe, Beppe! >>. - <<Che cè?
>>. - << Se continua questo mare, fra mezzora il bastimento affonda!
>>. E quello: << Che me ne importa, non è mica mio! >>.
Questo è lindifferentismo alla
politica: è così bello, è così comodo, la libertà cè, si vive in regime di
libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. Lo so anchio. Il
mondo è bello, vi sono tante belle cose da vedere e godere oltre che occuparsi di
politica. E la politica non è una piacevole cosa.
Però la libertà è come laria: ci
si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso
dasfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per ventanni e
che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire
questo senso dangoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni
perché questo senso dangoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno
che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita
politica.
La Costituzione, vedete, è
laffermazione, scritta in questi articoli che dal punto di vista letterario non sono
belli, ma è laffermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà
umana, della sorte comune: ché, se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento.
E la carta della propria libertà, la
carta, per ciascuno di noi, della propria dignità duomo.
Io mi ricordo le prime elezioni dopo la
caduta del fascismo, il 2 giugno 1946. Questo popolo che da venticinque anni non aveva
goduto le libertà civili e politiche, per la prima volta andò a votare, dopo un periodo
dorrori, di caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi.
Io ero, ricordo, a Firenze. Lo stesso è
capitato qui: queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e
lieta, lieta perché aveva la sensazione di aver ritrovato la propria dignità: questo
dare il voto, questo portare la propria opinione, per contribuire a creare questa opinione
della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della
nostra patria, della nostra terra, disporre noi della nostre sorti, delle sorti del nostro
paese.
Quindi voi, giovani, alla Costituzione
dovette dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa
vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendervi conto, rendervi
conto, che ognuno di noi non è solo, non è solo; che siamo in più, che siamo parte
anche di un tutto, un tutto nei limiti dellItalia e del mondo.
Ora, vedete, io non ho altro da dirvi: in
questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze cè
dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre
sciagure, le nostre gioie; essi sono tutti sfociati qui in questi articoli. E a sapere
intendere, dietro questi articoli si sentono delle voci lontane.
[PaginaPrecedente] |